Alla riscoperta di Alice Munro, premio Nobel per la Letteratura 2013

Alla riscoperta di Alice Munro, premio Nobel per la Letteratura 2013

27 Gennaio 2021

     

Alice Munro è considerata una delle maestre insuperabili nella scrittura di racconti.

Premio Nobel per la Letteratura nel 2013, le sue short stories sembrano dei quadri perfetti di stile, asciutti nel linguaggio e chirurgici nelle descrizioni dell’interiorità dei personaggi, capaci di rendere universali i tratti in apparenza più particolari e distanti dei paesaggi canadesi.

Alice Munro è la maestra delle short stories

La scrittrice nata in Ontario nel 1931 a soli vent’anni abbandona gli studi universitari per sposarsi, un decisione che poi alla lunga risulterà essere decisamente tra le più sbagliate.

Dopo aver tentato di mantenere le figlie attraverso i più svariati lavori, dalla raccoglitrice di tabacco alla bibliotecaria, la Munro decide coraggiosamente di dedicarsi alla scrittura, nonostante scelga di pubblicare la sua prima raccolta di racconti, “Danza delle ombre felici“, solo qualche anno dopo, nel 1968.

Rifiorita grazie alla nascita di un nuovo amore, quello per il geologo Gerald Fremlin, nel 1976 porta in stampa i tredici racconti incentrati sul rapporto tra madri e figlie “Una cosa che volevo dirti da un po’“.

Negli anni Ottanta e Novanta la prolifica penna della Munro ci regalerà delle raccolte di racconti ogni quattro anni, come ad esempio”Le lune di Giove“, “Il percorso dell’amore“, “Stringimi forte, non lasciarmi andare“, “Segreti svelati“, “Il sogno di mia madre e Nemico, amico, amante“.

Seguiranno gli anni Duemila i libri “In fuga“, “Lasciarsi andare“, “Troppa felicità“, “Uscirne vivi” e “Vista da Castle Rock” basato sia sulla storia della famiglia dell’autrice emigrata dalla Scozia per trasferirsi negli USA e poi in Canada.

Un talento raro

Le storie di Alice Munro si ispirano ai suoi ricordi e aneddoti nella provincia rurale canadese:

“Quando abiti in un paesino senti un sacco di voci, sulle persone più disparate. In una città, invece, ascolti quello che accade a chi ti assomiglia.”

La normalità delle vite che attraggono Alice Munro, però, nasconde, come dichiarato dall’autrice Antonia Byatt (“Possessione”, “Angeli e insetti”), sempre un colpo di forbice che la taglia di netto perché non c’è mai niente di rassicurante nella descrizione del fluire dei giorni dei personaggi.

Ogni racconto si chiude con un finale inaspettato. Le storie non sono mai circolari e riconducibili a una logica comune e cercano di non seguire un percorso preannunciato, esattamente come succede all’andamento casuale della vita.

Le protagoniste dei libri della Munro sono soprattutto donne o forse, come lei stessa ha svelato una volta, solo una donna in particolare che continua a duplicarsi di racconto in racconto: sua madre.

“Il problema, l’unico problema, resta mia madre. Ed è ovviamente lei quella che cerco di afferrare; è per raggiungere lei che è stato intrapreso l’intero viaggio. A quale scopo? Per delimitarla, descriverla, illuminarla, celebrarla, per liberarmene; e non ha funzionato, perché incombe da troppo vicino, come ha sempre fatto. Io potrei sforzarmi in eterno, con tutto il talento che ho, e con tutti i trucchi che conosco, e sarebbe sempre lo stesso.”

Pronti a riscoprire l’incanto della penna di Alice Munro?

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