Jason Lee, il protagonista di My Name is Earl, diventa fotografo: “Documento la strana bellezza dell’America”

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di  redazione

Jason Lee, il protagonista di My Name is Earl, diventa fotografo: “Documento la strana bellezza dell’America”

1 Febbraio 2021

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Jason Lee, il protagonista della fortunata serie televisiva My Name is Earl, ha deciso di accantonare momentaneamente la recitazione per dedicarsi alla carriera fotografica.

Classe 1970, l’artista 50enne californiano è diventato famoso negli anni Novanta prima come skateboarder professionista e poi come attore grazie alle fortunate pellicole “Generazione X” e “In cerca di Amy” di Kevin Smith e in seguito “Quasi famosi” di Cameron Crowe.

Lee, però, non si è mai sentito pienamente a suo agio nel mondo della recitazione, come lui stesso ha dichiarato al The Guardian:

“Stavo davvero facendo del mio meglio per concentrarmi. Era come fingere di essere Robert De Niro sul set, cercavo davvero di entrare nei ruoli, di rendere reale e credibile quello che facevo.”

“Non conosco Shakespeare, non so fare accenti, non ho studiato, non leggo molte commedie, non sono mai stato in uno spettacolo teatrale. Sono solo uno skateboarder di Orange County che ha iniziato a recitare perché mi piace guardare i film.”

Le Polaroid di Jason Lee
Nell’ultimo decennio l’artista, dopo aver comperato una macchina fotografica e un esposimetro, si è dedicato alla street photography viaggiando da solo (o in compagnia di uno dei suoi cinque figli) in giro per gli Stati Uniti:

“Ho iniziato a vagare per l’America e a documentare la sua stranezza e la sua strana bellezza. Lo faccio da 14 anni. Adoro i viaggi on the road. Amo l’America. Sono affascinato da tutte le sue forme e dimensioni.”

Il risultato di queste Polaroid è un mix di sconfinati paesaggi e piccole istantanee di una nazione bellissima ma in declino che ricordano i lavori di William Christenberry o di Robby Mueller.

La sua ultima serie, “In the Gold Dust Rush“, è ad esempio un resoconto delle desolate periferie (Texas, Arizona, New Mexico, Colorado, Utah, Nevada, Oregon e California settentrionale) che custodisce gli echi del film “L’ultimo spettacolo” di Peter Bogdanovich.

“Se sto guidando lungo una strada secondaria e vedo un vecchio scuolabus in mezzo a un campo e l’unica altra cosa che c’è è un vecchio canestro da basket arrugginito, non so perché voglio fotografarli. Voglio mettere il canestro da basket sul lato sinistro del telaio e voglio mettere l’estremità posteriore dello scuolabus sul lato destro del telaio. Voglio mettere in contrasto queste due cose, inquadrare la mia composizione e scattare la foto, e ne sono entusiasta! Ci saranno altre persone che diranno: ‘Beh, questa è solo una foto di un vecchio scuolabus e un canestro da basket nel bel mezzo di un campo!’ Ma per qualche motivo per me, se ottengo lo scatto che mi piace ne sono davvero entusiasta. Anche se non so perché.”

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