L’almanacco di oggi (13 febbraio) (1927 / 1929)

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di  Redazione

L’almanacco di oggi (13 febbraio) (1927 / 1929)

13 Febbraio 2021

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L’almanacco di oggi (13 febbraio) (1927 / 1929)

L’almanacco di oggi si soffermerà su due fatti avvenuti oggi (13 febbraio)… però nel 1927 e nel 1929. Vediamo assieme quali sono!

13 febbraio 1929: la scoperta della penicillina
La scoperta annunciata il 13 febbraio 1929 ha cambiato, per sempre, la vita e la storia dell’uomo, la medicina moderna compiva allora un passo straordinario.

La penicillina e tutti gli antibiotici che sono seguiti a questo farmaco straordinario, hanno fatto fare alla medicina e all’umanità un passo gigantesco. Pensiamo solo alle migliaia di feriti che nelle guerre sono morti per infezioni per le quali prima della penicillina non c’era rimedio!

Le penicilline sono antibiotici isolati da prodotti del metabolismo di alcune specie di Penicillium, un fungo oggi noto come Penicillium chrysogenum.

Il suo scopritore Alexander Fleming, nasce il 6 agosto 1881 in una regione rurale della Scozia. Fin da piccolo manifesta un grande interesse per i fenomeni naturali. Nel corso degli studi, non è particolarmente brillante e la famiglia lo spinge a entrare nel mondo degli affari trovandogli un impiego in una compagnia di navigazione. Ma questa esperienza non entusiasma Fleming che, appena in grado di autofinanziarsi, si iscrive alla Facoltà di Medicina presso il Saint Mary’s Hospital di Londra.

Nel 1906 entra nel team di un celebre batteriologo, che aveva creato una struttura in cui si faceva ricerca e nel 1908 supera gli ultimi anni di medicina. Partecipa alla Prima Guerra Mondiale e poi, quando nel gennaio 1919 viene congedato, riprende le sue ricerche nel laboratorio. Nel 1928, rimasto assente per una breve vacanza dal suo laboratorio dove stava lavorando su alcuni ceppi di batteri coltivati in una capsula di coltura, al ritorno nota che in una capsula c’è una zona in cui i batteri non sono cresciuti e al centro c’è una muffa che ha contaminato le colture.

La muffa in questione viene identificata come Penicillium chrysogenum e viene individuata da Fleming come la causa della morte dei batteri. Il ricercatore scozzese presenta i risultati sulla penicillina il 13 febbraio 1929 al Medical Research Club, non ottenendo alcun interesse da parte della comunità scientifica.

Nominato Professore di batteriologia all’Università di Londra nel 1940, viene a conoscenza degli studi condotti da due ricercatori di Oxford, che avevano dimostrato l’attività della penicillina nei confronti di alcuni batteri e si unisce a loro. Con questi ricercatori Fleming condividerà nel 1945 il Nobel per la medicina. Il gruppo di Oxford con tecniche allora all’avanguardia, riuscirà a migliorare la purificazione del principio attivo e a concentrarlo.

Sarà così possibile utilizzarla con successo anche nell’uomo e nel 1943 l’industria americana, spinta dalla necessità di curare i feriti nel corso della Seconda guerra mondiale, ne comincia la produzione a livello industriale, rivoluzionando il mondo della medicina e dando inizio a una nuova era della moderna farmacoterapia.

La vita di ricercatore di Fleming terminò l’11 marzo 1955, a causa di un improvviso arresto cardiaco nella sua casa di Londra.

13 febbraio 1927: il single viene tassato
Single è un termine usato oggi per indicare una persona non sposata, ma nel linguaggio tradizionale si è sempre usato celibe per l’uomo e nubile per la donna. Il 13 febbraio 1927 il governo fascista introdusse la tassa sui single, ovvero su coloro che non contribuivano all’incremento della popolazione italiana e, conseguentemente, del numero di futuri soldati.

La tassa era legata al reddito e all’età: partiva da 70 lire per le fasce più giovani – tra i 25 e i 35 – saliva a 100 fino a 50 anni, per abbassarsi a 50 lire se si superava tale età. Dai 66 anni si veniva esentati da tale pagamento. Questi importi vennero aumentati due volte nell’aprile del 1934 e nel marzo del 1937.

Prevista dal Regio decreto legge numero 2.132 del 19 dicembre 1926 ed entrata in vigore il 13 febbraio 1927, l’imposta gravava soltanto sui celibi, dato che il regime fascista, pur volendo aumentare il numero dei matrimoni e quindi incrementare le nascite, non riteneva di poter mettere sullo stesso piano uomini e donne, (la donna era solo madre e angelo del focolare).

Dunque la tassa la dovevano pagare solo gli uomini. Dopo essere stata raddoppiata nel 1934, nel 1936 viene estesa anche ai celibi residenti nelle colonie, i quali, se non si fossero decisi a sposarsi, sarebbero stati penalizzati anche in materia di lavoro: in caso di assunzioni o promozioni, a loro sarebbero stati preferiti gli uomini sposati e, tra questi, gli sposati con figli.

Nel discorso tenuto alla Camera dei deputati Mussolini spiega le ragioni della nuova politica demografica del regime: «La tassa sui celibi dà dai 40 ai 50 milioni. Ma voi credete realmente che io abbia voluto questa tassa soltanto a questo scopo? Ho approfittato di questa tassa per dare una frustata demografica alla Nazione. Qualche inintelligente dice: siamo in troppi. Gli intelligenti rispondono: siamo in pochi. Affermo che, dato non fondamentale ma pregiudiziale della potenza politica, e quindi economica e morale delle Nazioni, è la loro potenza demografica».

Ma Benito Mussolini non è stato il primo ad avere questa idea. Leggiamo infatti nel libro “La familia romana“ di Carla Fayer, docente universitaria di Antichità Romane, che già nell’antica Roma nel 403 a.C. i censori Marco Furio Camillo e Marco Postumio Albino punivano con una ammenda pecuniaria i celibi perché non avevano obbedito alla legge del generare pur avendo goduto di quella del nascere.

Nel 131 a.C. è un altro censore a riprendere il discorso, Quinto Cecilio Metello Macedonico, che esorta pubblicamente i celibi a prender moglie. Nel 46 a.C. è Cicerone a spingere Cesare a vietare il celibato e Cesare non solo accoglie l’idea ma istituisce anche dei premi per le famiglie numerose soprattutto per ridurre il calo della popolazione causata dalle guerre.

L’imperatore Augusto, infine, sottolinea in un discorso che la sua nuova legislazione matrimoniale ha come finalità il matrimonio e la procreazione e nel 18 a.C. fa approvare la lex Iulia de maritandis ordinibus, scrive Carla Fayer, «che imponeva pene piuttosto dure ai celibi e alle nubili e celibi, termine comprendente anche le donne, erano considerati i maschi fra i 25 e i 60 anni e le donne fra i 20 e i 50».

Alla fine il celibe perse anche la pienezza della capacità giuridica, non poteva ereditare e non poteva nemmeno partecipare a festeggiamenti e spettacoli pubblici.

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