L’almanacco di oggi (17 febbraio) (1909 / 1996)

L'almanacco si soffermerà su due fatti avvenuti oggi (17 febbraio)... però nel 1909 e nel 1996. Vediamo assieme quali sono!
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11 mesi fa - 17 Febbraio 2021

L’almanacco di oggi (17 febbraio) (1909 / 1996)

L’almanacco si soffermerà su due fatti avvenuti oggi (17 febbraio)… però nel 1909 e nel 1996. Vediamo assieme quali sono!

17 febbraio 1909: muore Geronimo, l’Apache che difese la cultura del suo popolo.
Geronimo, uno dei più feroci e coraggiosi guerrieri che il continente americano abbia conosciuto, era nato il 16 giugno 1829 nella tribù Bedonkohe, vicino al fiume Gila, in Arizona.

Nella sua lingua nativa, il chiricahua, fu chiamato Goyaalé, «colui che sbadiglia» mentre i suoi avversari lo ribattezzarono Geronimo e con questo nome è passato alla Storia. Il capo Apache, che ha difeso la cultura dei pellerossa combattendo contro americani e messicani, è stato considerato dai bianchi un terrorista, ma per la sua gente è stato un combattente della libertà.

James Riding, docente di Studi indiani dell’università dell’Arizona ricorda che Geronimo «..divenne leggendario per la sua battaglia contro il colonialismo e la sua lotta alla testa di un piccolo gruppo per difendere la cultura Apache rappresenta un lascito di resistenza e tenacia».
Anche per Marlon Sherman, specializzato in Studi sui nativi nordamericani dell’università di Humboldt, Geronimo è stato un leader spirituale, uno sciamano con una grande esperienza nel campo della medicina tradizionale.

Nell’estate del 1858 quattrocento messicani guidati da Josè Maria Carrasco trucidarono sua moglie, i loro tre figli e sua madre. Geronimo, nella sua autobiografia, racconta che, per vendicare i suoi, chiese aiuto al capo Cochise della tribù Chokonen: «Siamo uomini come i messicani e faremo loro ciò che hanno fatto a noi – scrisse – Combatterò in prima fila; vi chiedo solo di seguirmi per vendicare il male che ci hanno fatto i messicani. La mia gente è stata assassinata e io sono pronto a morire, se necessario».

Lo studioso Sherman afferma che in questo momento nasce l’immagine di Geronimo come «un selvaggio sanguinario, crudele e inumano» e di non sapere se siano «vere tutte le atrocità imputate a Geronimo, ma in ogni caso non si è voluto fare luce sulle barbarie commesse dai soldati americani e messicani contro gli Apache».

L’industria cinematografica ha contribuito a questa fama con i tanti film sui pellerossa crudeli e disumani. Fa eccezione qualche pellicola come quella con protagonista Kevin Costner “Ballando coi lupi”, anche se, sempre secondo Sherman, il protagonista è comunque «un uomo bianco che è un pellerossa migliore degli stessi pellerossa».

Geronimo è stato un capo tenace e intelligente, valoroso e generoso. «Si è sempre considerato un esperto della medicina e della guerra, ma non un capo assoluto – spiega il professore – Era un uomo molto umile nei confronti dei compagni di battaglia».

I primi attacchi sferrati da Geronimo iniziarono nell’estate del 1862 e riportò la vittoria più grande contro i messicani durante la battaglia di Kaskiyeh. Assieme ai suoi uomini divenne l’ultimo baluardo dei pellerossa che si rifiutavano di riconoscere il governo degli Stati Uniti.

Nel 1886, saputo che i suoi principali luogotenenti erano stati fatti prigionieri, Geronimo si consegnò al generale Nelson Miles nel canyon Skeleton in Arizona e fu portato a Fort Pickens, in Florida, come prigioniero di guerra. Negli anni successivi mentre alla Fiera mondiale di Saint Louis il capo Apache vendeva i suoi autografi, in Arizona ne veniva chiesta l’esecuzione.

Si è molto discusso anche sulla sua conversione al cristianesimo poco prima di morire: il professor Sherman ritiene che si sia trattato di «convenienza, per mantenere la pace con la sua gente. In privato – assicura l’esperto – Geronimo ha continuato a professare la sua religione».

E’ questa anche la posizione di Riding: «Era Apache nel profondo del cuore». Al capo Apache non fu comunque permesso di tornare nella sua terra natale e Geronimo morì di polmonite in prigionia a Fort Sill, in Oklahoma, il 17 febbraio 1909.

Nel 1918 le sue spoglie vennero rubate dalla tomba, probabilmente da parte di una società segreta dell’università di Yale, la «Skull and Bones» e alcune ossa del leader Apache sarebbero state usate nei rituali della società segreta. L’università di Yale ha poi rivelato che i resti di Geronimo erano in realtà custoditi in un edificio dell’ateneo e gli Apache ne hanno poi chiesto la restituzione per restituire dignità al loro Capo e farlo riposare in pace.

17 febbraio 1996: Kasparov batte il supercampione Deep Blue
Il 17 febbraio 1996 a Filadelfia il campione del mondo di scacchi Garry Kasparov trionfa nella storica sfida contro il super-computer “Deep Blue” superandolo con facilità nella sesta e ultima partita.

Garry Kasparov, nato nel 1963 a Baku, nell’Azerbaigian, aveva imparato a giocare dal padre e a 6 anni era già un prodigio. Il super-computer “Deep Blue” era nato invece nel 1989 alla Ibm, progettato da un informatico cinese, Feng-hsiung Hsu e dal canadese Murray Campbell.

Hsu e Campbell si erano incontrati alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh e per la tesi di laurea avevano lavorato al progetto di un computer che potesse battere a scacchi un campione della specie umana.

Ibm diede loro uno stipendio e i mezzi per perfezionare l’opera. Deep Blue era un supercomputer di quelli che gli esperti definiscono ad altissimo parallelismo: era in grado di elaborare 200 milioni di mosse al secondo e di memorizzare migliaia di partite giocate e di aperture e chiusure diverse.

Gli scacchi, inventati in India nel VI secolo d.C., sono un gioco logico, basato su leggi generali che possono essere comprese o con l’intuito o con un durissimo lavoro. La prima mossa di apertura ha 20 possibilità diverse, ma la seconda ne ha già 400 e la terza 8902. Più si va avanti e più le possibilità aumentano, come in un albero che cresce generando in continuazione nuovi rametti e foglie.

“Deep Blue” riesce a vincere la prima partita con Kasparov, ma perde poi il confronto, che si gioca su sei incontri, per 4-2. Kasparov intasca 400.000 dollari dei 500.000 messi in palio dall’Associazione dei costruttori di computer.

“Ho provato che il computer non è imbattibile”, dichiarò Kasparov dopo la vittoria. Kasparov “ha strangolato strategicamente il computer”, disse il maestro di scacchi Yasser Seirawan, che commentava in diretta la partita.

Ma anche Chung-Jen Tan, l’operatore “non giocatore” del team Ibm si dichiarò soddisfatto: “Abbiamo dimostrato che un computer può essere programmato per giocare a scacchi a livello più alto possibile.

Hsu e Murray non si persero però d’animo: Deep Blue venne profondamente aggiornato e nel maggio 1997 giocò nuovamente contro Kasparov, aggiudicandosi per 3.5-2.5 la rivincita su sei partite, terminata l’11 maggio.

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