Paolo Jannacci: “Mio padre Enzo era estremista in tutto. Non scendeva mai a compromessi”
Musica

Paolo Jannacci: “Mio padre Enzo era estremista in tutto. Non scendeva mai a compromessi”

Il 48enne Paolo Jannacci in previsione della Festa del papà ha rilasciato una piccola intervista al Corriere della Sera sul ricordo del suo, il compianto compositore Enzo.

Paolo è diventato musicista e direttore d’orchestra forse anche un po’ per onorare la memoria del medico-musicista con le scarpe da tennis.

“Sono stato fortunato con lui perché abbiamo creato un rapporto che andava al di là di quello famigliare. Era un sodalizio anche artistico, che è cambiato nel tempo. Da adolescente avevo timore reverenziale, perché il babbo aveva un carattere forte e io lo mitizzavo.

Mi ha trasmesso l’amore per la musica, per la vita, la cultura, il Milan. Poi ci furono i primi contrasti e i rapporti si sono quasi ribaltati. Mi ha dato credito e ho creato un rapporto protettivo nei suoi confronti.”

Un padre chiamato Enzo Jannacci

Il carisma e l’onestà di Enzo Jannacci sono, per il figlio Paolo, ricordi indelebili:

“Nella vita privata era estremista in tutto, o era bianco o era nero. Non scendeva mai a compromessi. Io invece vedo più grigi, sono più moderatore. Aveva avuto molti problemi per questo suo essere impulsivo e io cercavo di arrangiare, di mettere tutto a posto. Anche nella musica: lui cantava e io arrangiavo. Ma c’era sempre un punto d’incontro e ci perdonavamo gli errori l’uno dell’altro.”

“Era di poche parole. Mi ha svelato alcuni aneddoti mentre guidavo. Così ho scritto “Aspettando al semaforo”, la sua biografia in cui ho cercato di trasmettere la sua geniale, spiazzante, originale visione del mondo.”

Enzo Jannacci era medico che, anche durante la pandemia, per suo figlio avrebbe fatto la differenza:

“Molti chiedevano a mio padre cosa centrasse la carriera di medico con quella di cantante, e lui sorridente rispondeva “l’uomo bisogna conoscerlo da dentro”. Di giorno era in ospedale, di notte andava a cantare. Il fatto di vedere da vicino la sofferenza poteva essere il motivo del suo abbraccio verso i poveri diavoli e della sua inquietudine verso la condizione umana.”

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