Ultima Notte a Soho, l’horror con Anya Taylor-Joy

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4 settimane fa - 8 Novembre 2021

Ultima Notte a Soho, l’horror con Anya Taylor-Joy. È al cinema il film di Edgar Wright, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico britannico, noto per aver diretto e collaborato alla sceneggiatura della Trilogia del Cornetto insieme a Simon Pegg.

Il regista Edgar Wright ci ha ammaliato con la sua visione degli anni ’60 londinesi in Ultima Notte a Soho, il film con Anya Taylor-Joy e Thomasin McKenzie. Una pellicola che cattura con movimenti fluidi ogni scena, regalandoci un horror unico nel suo genere e davvero splendido sul grande schermo.

Elly (Thomasin McKenzie) è una ragazza originaria della Cornovaglia che aspira a diventare una stilista ed è appassionata degli anni 60. Quando viene accettata dall’accademia di moda di Londra, lascia la casa con cui vive con la nonna (Rita Tushingham).

Tuttavia una volta arrivata in città, non riesce a vivere con le compagne di dormitorio, anche per colpa della perfida Jocasta (Synnøve Karlsen). Trova quindi casa nell’attico di Miss Collins (la compianta Diana Rigg, cui il film è dedicato).

I problemi iniziano quando Elly dorme nella stanza in affitto. Durante il sonno, infatti, scopre di avere una misteriosa connessione con Sandy (Anya Taylor-Joy), una ragazza che vuole fare la cantante nella Londra del 1960.

Ma gli anni ’60 di Wright sono splendidi e cruenti. Quando Elly diventa Sandy e torna davvero indietro nel tempo, il regista vuole mostrarci, senza dirlo, che la protagonista sta vivendo nel suo sogno nei panni di Sandy e lo fa con un gioco di specchi che ha tutto il fascino della vecchia Hollywood.

Il modo in cui viene usato il colore, la perfezione della scelta musicale, le luci per raccontarci l’atmosfera degli Swingin Sixties e al tempo stesso le speranze e la determinazione di Sandy, oltre al fascino subito da Elly, ha del magico.

La telecamera si muove come se fosse parte della danza, la musica sottolinea i crescendo emotivi. Una vera masterclass su come dirigere una scena.

La telecamera si muove sempre al momento giusto e il montaggio che non ha il ritmo di quando il regista si occupa di commedie, è riconoscibile e sempre originale. Ma una volta terminata l’estasi per le grandi performance degli attori e per il lavoro eccelso del team creativo, restano alcuni problemi a livello di sceneggiatura.

Un film travolgente

Il film ha problemi di ritmo, con alcune scene che arrivano troppo tardi e un terzo atto che non sempre sa dove andare. Ci sono alcuni buchi nella trama e la protagonista compie a volte gesti immotivati. I problemi di sceneggiatura si fanno ancora più forti però nel finale, che non coinvolge come all’inizio.

L’esecuzione perfetta, però, sopperisce a questi buchi nella trama. Il regista, infatti, non si limita a raccontare, ci fa vivere ogni goccia di disillusione, disgusto e paura dei protagonisti in prima persona.

Siamo spettatori ma partecipi, proprio come lo è Elly della vita di Sandy. Questo film non è il capolavoro di Edgar Wright. Ma le scelte di fotografia, montaggio visivo e sonoro sono spettacolari.

Il film sarà un assalto ai vostri sensi, sia quando ammalia che quando spaventa ed ha uno stile unico che merita la visione sul grande schermo.

Paola De Palma

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