UNICEF: la pandemia da COVID-19 sta aumentando il rischio di mutilazioni genitali femminili

Secondo un'ultima ricerca dell'UNICEF, la barbara pratica dell'infibulazione sta aumentando a causa della pandemia.
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11 mesi fa - 7 Febbraio 2021

Secondo un nuovo studio promosso dall’UNICEF l’attuale emergenza sanitaria da COVID-19 sta aumentando il rischio di mutilazioni genitali femminili.

Le restrizioni ai viaggi legate alla pandemia stanno infatti impedendo ai funzionari governativi, alle forze dell’ordine e agli operatori umanitari di viaggiare in regioni dov’è prevalentemente presente questa barbara pratica per attuare programmi di protezione dell’infanzia.

Per questo motivo anche l’ONU prevede che circa altre due milioni di donne saranno sottoposte nei prossimi dieci anni al rito dell’infibulazione.

I dati allarmanti dell’UNICEF

Già nel 2018 era stata condotta una ricerca dal Fondo delle Nazioni Unite in merito a 68 milioni di donne globalmente a rischio.
Adesso questo numero sta sfiorando i 70 milioni.

L’infibulazione è una pratica tradizionale che prevede la rimozione totale o parziale degli organi genitali femminili esterni.

Nel mondo sono più di 200 milioni le ragazze e le donne che hanno subito questa operazione casalinga. E la maggior parte di queste involontarie pazienti non ha nemmeno 15 anni.

Questo rito patriarcale, diffuso soprattutto nell’entroterra africano, aumenta nelle donne su cui è praticato rischi e problematiche non solo fisiche ma anche fortissimi scompensi psicologici.

Un esempio sconvolgente è quello del Kenya. Con l’arrivo a metà marzo della pandemia questo Stato ha registrato quasi 100.000 casi in più di infibulazione e più di 1.600 decessi.

L’arrivo del COVID-19 ha infatti messo a dura prova l’economia del Paese e molte famiglie, per sopravvivere, stanno organizzando matrimoni precoci per le figlie più piccole.

Questa recrudescenza della pratica della circoncisione femminile è in questo periodo sempre più accompagnata da un aumento della violenza domestica sulle donne anche in estese aree rurali del Medio Oriente.

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