Convivenza: ecco come dimostrarla a un pubblico ufficiale

Convivenza: ecco come dimostrarla a un pubblico ufficiale

11 Gennaio 2021

     

Nell’ultimo anno, con le restrizioni statali anti-Covid decise dal Governo, molte coppie non sposate si sono ritrovate in una situazione complessa,

Al di là degli attuali dpcm, la prova della convivenza potrebbe inoltre ritornare utile anche nel caso in cui i due innamorati non volessero registrare la propria condizione in Comune ma intendano comunque beneficiare di quei seppur minimi vantaggi che sono attribuiti a coloro che, per amore, condividono lo stesso tetto.

Ecco come dimostrare che si è conviventi a un pubblico ufficiale in caso di necessità.

La legge Cirinnà sulla convivenza

La legge n. 76/2016, meglio nota come Legge Cirinnà, è quella che nel nostro Paese disciplina la convivenza di fatto e che tutela, quindi, le coppie di persone conviventi non sposate.

Affinché la legge possa considerare una coppia convivente di fatto richiede che le persone coinvolte approntino una autocertificazione o meglio una dichiarazione anagrafica secondo il D.P.R. n. 223/1989.

Gli interessati possono presentare tale autocertificazione presso il Comune nel quale risiedono per ottenere, così, un certificato di residenza e lo stato di famiglia.

Al fine di stabilire la veridicità di quanto la coppia dichiara, alcuni Comuni potrebbero anche esigere le dichiarazioni da parte di testimoni in merito e un’ulteriore prova sarà ovviamente la presenza di figli della coppia e un contratto di mutuo cointestato.

Logicamente è indifferente il sesso della coppia che potrà essere sia eterosessuale che omosessuale.

I documenti necessari per dimostrare la propria convivenza

La coppia di fatto potrà dimostrare il legame affettivo stabile attraverso:

-il certificato di residenza;
-il certificato di stato di famiglia;

-il certificato di nascita dei figli;
-contratti cointestati (mutuo, assicurazione, ecc.);
-dichiarazioni testimoniali.

I diritti e benefici che spettano ai conviventi registrati al Comune

Secondo la legge Cirinnà, il riconoscimento legale (al Comune) della convivenza di fatto comporta l’attribuzione di specifici doveri e diritti e noi adesso vi elenchiamo quelli più significativi:

-al convivente spettano gli stessi diritti previsti per il coniuge nei casi previsti dall’ordinamento penitenziario (diritto di visita al convivente detenuto, ecc.);

-in caso di malattia grave, il convivente può delegare l’altro a rappresentarlo in tutte le decisioni che lo riguardano in ambito medico e sarà anche riconosciuto alla dolce metà il diritto di visita e di assistenza nelle strutture ospedaliere;

-il convivente superstite potrebbe succedere nel contratto di locazione al convivente defunto;

-in caso di cessazione della convivenza di fatto, il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall’altro convivente gli alimenti qualora versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento.

I diritti e i benefici che spettano ai conviventi non registrati al Comune

Rispetto a una situazione legalmente riconosciuta, i conviventi non registrati avranno meno diritti dei primi:

-diritto di vivere nella stessa casa, per cui non si può cacciare di casa l’altro dall’oggi al domani;
-diritto di subentrare nel contratto di locazione alla morte del convivente;

-diritto all’affidamento dei figli;
-diritto al risarcimento del danno nel caso di morte per fatto illecito altrui (per esempio, a causa di un sinistro stradale);

-diritto a trattenere le somme e i beni ricevuti durante la convivenza (ad esempio, i regali, le piccole donazioni, ecc.);
-diritto al permesso di soggiorno.

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