È arrivato in libreria “Repertorio dei matti della letteratura russa” a cura di Paolo Nori

Scritto da autori vari orchestrati da Paolo Nori, questo libro sarà un viaggio singolare attraverso la letteratura russa
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11 mesi fa - 12 Febbraio 2021

È uscito ieri, 11 febbraio 2021, in libreria “Repertorio dei matti della letteratura russa“, libro singolare scritto da autori vari orchestrati da Paolo Nori.

Paolo Nori e l’inabbracciabile passione per la letteratura russa

Edito da Salani, in “Repertorio dei matti della letteratura russa” Paolo Nori tornerà a raccontarci, con la sua solita stralunata ironia, di singolari personaggi e aneddoti bizzarri dell’universo letterario russo.

Il libro, nato da due seminari promossi dall’autore, è stato pubblicato sull’onda del successo dei due precedenti, “I russi sono matti” e “La grande Russia portatile”.

La sinossi del libro

Vi riportiamo la singolare sinossi del libro tratta direttamente dal sito della casa editrice Salani.

“Questo Repertorio è un viaggio attraverso la letteratura russa con una guida d’eccezione: lo scrittore Paolo Nori. Il libro ne racconta gli autori, come «Uno, che si chiamava Ivan Turgenev, e veniva considerato il meno russo degli scrittori russi, e che diceva che dei russi gli piaceva soprattutto una cosa: la pessima opinione che avevan di se stessi» (da Venedikt Erofeev, Bespoleznoe iskopaemoe), e le loro mogli come «quella che, una volta, aveva scritto sul suo diario che suo marito non si occupava mai di lei.

Poi ha scritto anche che aveva voglia di fare la civetta e aveva voglia di sfogarsi anche solo con una sedia o una cosa qualsiasi» (Sofija Tolstaja, Diari), e i loro protagonisti, come «quello che faceva l’operaio in una fabbrica dove costruivano giocattoli.

Orsacchiotti meccanici, carri armati, scavatrici mobili. Orsacchiotti meccanici, carri armati e scavatrici mobili a un certo punto avevano cominciato a sparire in gran quantità.

Si trattava di furto ai danni dello stato. Erano iniziate le indagini. Dopo un anno si era scoperto che questo operaio aveva scavato un piccolo tunnel dalla fabbrica in via Kotovskij.

Ma non era lui a trasportare i giocattoli fuori dalla fabbrica. Se ne andavano da soli. Lui li caricava, li posava a terra all’imboccatura, e orsacchiotti meccanici, carri armati, scavatrici mobili, in lunghe file interminabili, arrivavano da soli in fondo al tunnel» (Sergej Dovlatov, La valigia), e i lettori, e i non lettori come «quella che portava sempre con sé l’Idiota e non lo leggeva mai. Diceva ‘Devo andare a Bologna in treno, mi porto l’idiota’. Sembrava un po’ un’offesa al fidanzato, invece no».”

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