Gli anticorpi neutralizzanti del covid-19 restano nei pazienti fino ad almeno otto mesi dopo l’infezione

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato ufficialmente la cosiddetta "variante indiana" come "preoccupante".
sei in  Salute

7 mesi fa - 11 Maggio 2021

Gli anticorpi neutralizzanti del covid-19 restano nei pazienti fino ad almeno otto mesi dopo l’infezione e la successiva guarigione dal virus; il indipendentemente da gravità della malattia e l’età dei pazienti.

Chi non riesce a produrre gli anticorpi entro 15 giorni dal contagio è a maggior rischio di sviluppare forme gravi del coronavirus.

Sono questi i due risultati principali del più ampio studio condotto dall’ospedale San Raffaele di Milano in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature Communications e spiega come gli anticorpi neutralizzanti del covid-19 restano nei pazienti fino ad almeno otto mesi.

“Su AstraZeneca la fiducia è stata minata fin dai primi dati”. Queste le parole del sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri.

“E’ stata data indicazione sopra i 60 anni, io aprirei anche alla popolazione maschile under 60, fino all’esaurimento dello scorte”.

Il coprifuoco “non può essere eliminato oggi, ma si possono riaprire i centri commerciali, ristoranti a pranzo e a cena al chiuso.

Servono ancora altre due settimane per verificare le riaperture”.

Quando saranno raggiunti 30 milioni con almeno una dose di vaccino.  Si dovrà aspettare 3 settimane per una buona protezione, allora è chiaro che la mascherina all’aperto senza assembramento credo sia sensato metterla in tasca e rimetterla con assembramento e rischi”. Queste le parole di Sileri

Il Generale Francesco Paolo Figliuolo; commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica covid-19, è intervenuto:

L’imperativo categorico è accelerare. Abbiamo fatto molto, ma dobbiamo allungare il passo. L’obiettivo è superare le 500.000 dosi al giorno entro giugno.

Occorre coinvolgere di più i medici di base e le farmacie. Attualmente l’impiego dei medici di libera scelta non è omogeneo nelle varie Regioni, ma è indispensabile l’adesione uniforme”.

Se ogni medico inoculasse 10 vaccini al giorno, otterremmo 430.000 dosi in più, cui si aggiungerebbero 100mila delle farmacie.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato ufficialmente la cosiddetta “variante indiana” B.1.617 del Covid-19, come “preoccupante”.

Ci sono studi che indicano che la variante indiana sia più contagiosa e resistente ai vaccini. Anche se l’aumentata trasmissibilità sarebbe dimostrata da alcuni studi preliminari, abbiamo bisogno di molte più informazioni su questa variante e su questo lignaggio e i suoi sub-linguaggi.

Queste le parole della dottoressa Van Kerkhove, Responsabile tecnica per l’epidemia da Covid per l’Organizzazione Mondiale di Sanità.

Leggi anche: È nata la prima bambina con anticorpi anti-Covid.

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