L’almanacco di oggi (15 febbraio) (1564 / 1991)

L'almanacco si soffermerà su due fatti avvenuti oggi (15 febbraio)... però nel 1564 e nel 1991. Vediamo assieme quali sono!
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11 mesi fa - 15 Febbraio 2021

L’almanacco di oggi (15 febbraio) (1564 / 1991)

L’almanacco si soffermerà su due fatti avvenuti oggi (15 febbraio)… però nel 1564 e nel 1991. Vediamo assieme quali sono!

15 febbraio 1564: nasce Galileo Galilei
Nato a Pisa il 15 febbraio 1564 da famiglia di nobili origini ma mezzi modesti, Galileo Galilei fu avviato allo studio del greco, del latino e della logica nel monastero di Vallombrosa dove fu attratto dalla vita monastica e diventò novizio. Il padre, contrario a questa scelta, gli cambiò scuola e, a 17 anni, lo iscrisse a Pisa agli studi di medicina.

Ma Galileo era molto più interessato alla matematica che all’anatomia, tanto da confutare, giovanissimo, il pensiero di Aristotele (IV secolo a. C.) secondo cui il moto dei corpi è determinato dalla loro natura, per cui un oggetto pesante cade per esempio più velocemente di uno leggero, e da stabilire, usando il suo polso come cronometro, che il periodo di oscillazione del pendolo osservato nel Duomo di Pisa non dipendeva dall’ampiezza.

Galileo chiese al padre il permesso di cambiare corso di studi, il padre gli negò il consenso e a 21 anni Galileo abbandonò l’università senza laurearsi e per qualche tempo si mantenne scrivendo articoli e dando lezioni. Nel 1589 divenne professore di matematica all’Università di Pisa.

Venuto a conoscenza dell’esito di un esperimento fatto da un olandese che contraddiceva la tesi di Aristotele (la caduta dall’alto di due palle di cannone di peso diverso impiegavano lo stesso tempo), Galileo ne ricavò la teoria che due corpi qualsiasi che cadono nel vuoto, cioè senza l’attrito dell’aria, toccano terra contemporaneamente.

Nel 1591 morto il padre, Galileo divenne capofamiglia. Fortunatamente l’Università di Padova gli offrì un incarico meglio pagato e questo gli permise di risolvere i problemi familiari. In quel periodo è in corrispondenza con Keplero a cui comunica di aderire alla teoria copernicana (non la terra ma il sole è al centro dell’Universo), ma di non aver pubblicato le sue tesi per timore di subire pesanti critiche nella comunità scientifica come era accaduto al maestro.

Keplero lo esortò invece ad andare avanti. Nel luglio del 1609 Galileo sentì parlare a Venezia di un’invenzione olandese che serviva per osservare gli oggetti da lontano. La costruzione immediata di un prototipo gli valse un posto di lavoro a vita ben remunerato a Padova da parte del Senato veneziano. Quindi utilizzò il cannocchiale per osservare il cielo scoprendo, tra il 1609 e il 1610, i quattro maggiori satelliti di Giove, la natura rocciosa e irregolare del suolo lunare, le fasi di Venere e le macchie solari.

Pubblicate le sue osservazioni, la sua fama arrivò persino in Cina. Keplero, considerato il miglior astronomo del mondo, espresse un giudizio entusiasta del lavoro di Galileo e contribuì all’affermazione del telescopio in seno alla comunità scientifica internazionale. Negli anni seguenti Galileo si impegnò a perfezionare e ad applicare il suo sistema di investigazione sperimentale a differenti campi di ricerca favorendo la nascita del metodo scientifico.

Nel 1615 venne però denunciata al Santo Uffizio la pericolosità delle sue teorie, in particolare per le affermazioni contenute in una sua lettera «La Terra non è il centro del mondo, né immobile, ma da sé si muove» e «il Sole è […] del tutto immobile». Galileo subì due processi, uno nel marzo 1616 risoltosi positivamente e l’altro nel 1633: al termine di quest’ultimo lo scienziato fu accusato di eresia e condannato.

Quando si era aperto il secondo processo Galileo era ormai anziano e la sua salute malferma; agli arresti domiciliari, venne interrogato per settimane fino a quando, minacciato di tortura e di morte, lo scienziato abiurò: «Io Galileo inginocchiato avanti di voi […] con cuor sincero e fede non finta abiuro, maledico e detesto li suddetti errori e eresie […] questo dì 22 giugno 1633».

Condannato alla reclusione a vita, commutata negli arresti domiciliari, continuò a scrivere e a studiare e morì nel 1642 nella sua casa-prigione di Arcetri. Il corpo giace nella chiesa di Santa Croce a Firenze, lì dove il papa non voleva che venisse sepolto.

15 febbraio 1991: viene costituito il gruppo di Visegrad
Il Gruppo di Visegrád è un accordo di cooperazione politica siglato il 15 febbraio 1991 da Polonia, Cecoslovacchia e Ungheria; prende il nome da una piccola città ungherese in cui fu siglato. Nel 1993 la divisione della Cecoslovacchia in Repubblica Ceca e Slovacchia portò a quattro il numero di componenti.

Entrati a far parte del Patto di Varsavia nel 1955, queste nazioni hanno vissuto decenni di dominazione sovietica e allineamento politico con Mosca. Alla caduta del blocco sovietico nel 1991 sono passate al patto atlantico e hanno poi fatto richiesta di ingresso in Unione Europea, dove sono entrate il primo maggio 2004. Solo la Slovacchia, peraltro, ha adottato come moneta l’euro.

I quattro paesi di Visegrád sono da anni tra le economie più dinamiche dell’Unione europea grazie a un costo del lavoro e un tasso di disoccupazione più bassi che nel resto dell’Europa occidentale. C’è però ancora molta strada da fare per arrivare agli standard di ricchezza dell’Europa occidentale e questo ha generato scetticismo fra le genti di questi paesi che avevano sperato di cambiare rapidamente la loro qualità di vita con l’ingresso nell’Unione Europea.

I quattro paesi, che avevano condiviso il percorso per entrare prima nella Nato e poi nella UE, hanno poi seguito percorsi diversi su molte questioni. Negli ultimi anni hanno però trovato unità e coesione quando si è posto il tema delle politiche migratorie e delle politiche in materia ambientale e anti-inquinamento.

Riguardo alle prime, il Gruppo di Visegrád è stato tra gli oppositori più forti e compatti dello schema proposto nel 2015 dalla Commissione europea per redistribuire migranti e richiedenti asilo arrivati in Europa, in particolare in Grecia e in Italia. Rispetto alle questioni ambientali, i quattro condividono l’opposizione a un sistema europeo che regoli le quote di emissione di CO2, chiedendo invece che ciascun paese possa stabilire autonomamente i propri obiettivi di riduzione delle emissioni.

Polonia e Ungheria sono negli ultimi anni finite sotto accusa per violazione dei valori fondamentali dell’UE: una riforma della giustizia voluta dal governo di Varsavia che, secondo la Commissione, mette a rischio l’indipendenza dei giudici e violazione dei diritti di migranti e richiedenti asilo, restrizioni alla libertà di stampa, corruzione e conflitto di interesse per il governo di Budapest.

Indipendentemente da come finiranno le procedure, che prevedono diversi passaggi tra cui quello, cruciale, del voto all’unanimità nel Consiglio europeo, i due casi segnalano come i governi di Varsavia e Budapest siano ormai visti da molti in Europa come i fautori di un’asse illiberale ed euroscettico.

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