Le 10 superstizioni teatrali di cui forse non conoscevi l’esistenza


Le 10 superstizioni teatrali di cui forse non conoscevi l’esistenza

Esistono numerose stravaganze, tradizioni e strane credenze nel mondo del teatro. In attesa che si rialzino i sipari, perciò, vi svegliamo le 10 superstizioni teatrali più diffuse e di cui forse non conoscevate l’esistenza.

«Merda, merda, merda!»

Prima di iniziare uno spettacolo gli attori si augurano tra loro un «Merda, merda, merda!». La spiegazione di questa credenza deriva dal fatto che un tempo a teatro si andava in carrozza e ovviamente più pubblico c’era e più carrozze arrivavano e di conseguenza più cavalli erano presenti, animali che spesso lasciavano fuori l’ingresso del teatro i propri escrementi.

I colori sfortunati a teatro

In ogni Nazione c’è sicuramente un colore ritenuto scalognato, soprattutto se indossato a teatro. In Francia, ad esempio, il verde è considerato sfortunatissimo dopo che Molière morì nel suo costume verde durante la rappresentazione del suo Malato immaginario il 17 febbraio 1673.

In Gran Bretagna è meglio non indossare sul palco il blu, a meno che non sia contrastato con qualcosa di argento. Nei primi giorni del costume teatrale, infatti, era estremamente difficile fare la tintura blu e per questa ragione gli abiti di questa tonalità erano costosi da acquistare.

Le aziende che stavano fallendo indossavano abiti blu per cercare di ingannare il loro pubblico del loro successo mentre probabilmente stavano andando in bancarotta proprio a causa dei dispendiosi costumi. L’argento che lo contrastava indosso era invece la prova di una compagnia teatrale di successo che poteva permettersi un vero argento o almeno un ricco sostenitore.

In Italia il colore da evitare assolutamente è ovviamente il viola visto che nel Medioevo, durante la Quaresima, tutti i teatri erano chiusi e ogni tipo di rappresentazione pubblica era vietata e il viola è proprio il colore legato ai paramenti delle chiese.

Non dite mai «Macbeth»!

Secondo le superstizioni teatrali, sarà maledetto l’attore che pronuncerà la parola “Macbeth”. La leggenda più diffusa all’origine di questa superstizione è dovuta al fatto che Shakespeare si fosse ispirato a un vero sortilegio per scrivere la canzone delle tre streghe nell’opera omonima e che dunque queste fattucchiere avessero maledetto il dramma.

Un motivo più pratico legato all’impossibilità di pronunciare “Macbeth” è che il dramma shakespeariano (che gli addetti ai mestieri chiamano “Macb” o “The Scottish Play”) fosse pieno di duelli con spade e quindi che potesse creare più occasioni di ferire gli attori.

La regola del Tre

Questa credenza è per gli scenografi che sanno di non dover inserire mai tre candele sul palco a causa della “regola del tre”. Si dice, infatti, che il primo attore più vicino alla candela più corta sarà il prossimo a morire.

«Break a leg!» sì e «Buona fortuna» no!

Mai augurare “buona fortuna” prima di uno spettacolo, porta sfortuna! Meglio usare l’espressione inglese “Break a leg!” (ovvero “Rompiti una gamba!”). Le motivazioni di questo strambo augurio è che forse legato al movimento delle gambe degli attori che, quando vogliono ringraziare il loro pubblico, mettono un piede dietro l’altro e si piegano al ginocchio “spezzando” così la linea della gamba.

Alcuni studiosi pensano invece che questa superstizione derivi dalla vicinanza al suono all’espressione Yiddish “hatsloche un broche” che significa “successo e benedizione”.

Quando cade il copione sul palco…

Ogni volta che un copione cade sul palco, si crede che uno spettacolo rischi di fallire. Il simbolismo è chiaro: le pagine contengono la stesura completa dello spettacolo e quando cadono fanno pensare alla possibile caduta della messa in scena. Proprio per questo ogni teatrante che si rispetti, prima di raccoglierlo, lo prende e lo sbatte tre volte a terra, come un rito.

Fischiare in teatro

In teatro non bisogna fischiare. La ragione di questa superstizione era che prima dell’invenzione dei walkie-talkie o delle comunicazioni, gli spunti per i tecnici del teatro erano i fischi codificati forniti dal direttore di scena e se un mestierante fischiettava dietro le quinte poteva quindi indicare una stecca dell’attore.

La «ghostlight»

La “ghostlight” è una luce abbastanza alta con una semplice lampadina e una gabbietta di ferro intorno, posizionata al centro della scena con l’intento di aiutare gli elettricisti del teatro a trovare facilmente la console controllo dell’illuminazione senza incappare in incidenti come cadere sugli attori o l’orchestra.

Alcuni sostengono che la tradizione sia iniziata ai tempi dei teatri a gas, quando le luci a gas fioche venivano lasciate accese per alleviare la pressione sulle valvole del gas. Una popolare superstizione teatrale sostiene che ogni teatro abbia un fantasma e che queste luci particolari offrano l’opportunità a questi spiriti di esibirsi sul palco, placandone le ire.

Piume di pavone

Non dovrebbero mai essere portate sul palcoscenico delle piume di pavone, né come elemento costume né come supporto né come parte di un set per evitare che le tende crollino.

Si crede infatti che la piuma rappresenti un “malocchio” malevolo, che conferisce una maledizione allo spettacolo vista l’associazione tra piume di pavone e l’occhio diabolico (ben illustrata nel mito greco di Argus, il mostro il cui corpo era coperto da un centinaio di occhi che poi furono trasferiti sulle piume di un Pavone).

Il regalo del cimitero

Chiudiamo con la bella credenza di regalare al regista/attore, dopo la notte di chiusura, un mazzo di fiori rubati da un cimitero (invece mai inviare fiori prima di una esibizione!) per simboleggiare la morte dello spettacolo che ora può essere messo a riposo.

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