L’Italia si ritira dall’Afghanistan con la bandiera abbassata ad Herat: dopo 20 anni finisce la missione militare

Ci sono stati progressi nei diritti delle donne, nella vita democratica, ora si tratta di aiutarli a difenderli.
sei in  Mondo

3 mesi fa - 9 Giugno 2021

L’Italia si ritira dall’Afghanistan con la bandiera abbassata ad Herat: dopo 20 anni finisce la missione militare

La bandiera viene cala in una triste cerimonia, segnata da un profilo basso, nell’hangar semivuoto di un aeroporto semideserto. Fuori l’aria è già secca nel pomeriggio e la luce accecante dell’incipiente estate afghana.

Sulla pista si erge un gigantesco trasporto Ilyushin che sta caricando veicoli militari con bandiere italiane. A volte arrivano anche gli Antonov, almeno cinque al giorno. Grandi pallet carichi di materiali attendono ai bordi della striscia di asfalto.

Queste sono le ultime fasi del trasloco. So che questo non è un momento facile. Dopo due decenni di attività, la NATO ha deciso di porre fine a questa esperienza. Ma sosterremo l’Afghanistan nella difesa dei suoi successi, afferma il ministro della Difesa Lorenzo Guerini.

Insieme al Capo di Stato Maggiore, Generale Enzo Vecciarelli, ricordano i 53 soldati morti. Non sono morti invano. L’Italia ricorderà sempre, ribadiscono. Dal 15 maggio il processo di ritiro è stato accelerato. Ora solo una questione logistica. Stiamo andando veloci.

Ricordiamo le ragioni dell’intervento della NATO nell’autunno 2001 in risposta agli attacchi di Al Qaeda negli Stati Uniti. Viene da chiedersi che ne sarebbe stato di questo Paese se non fossimo intervenuti. Grazie a noi, la società afghana è progredita. Partiamo dopo aver ottenuto importanti risultati per la sicurezza internazionale e per la libertà del popolo afghano.

Ci sono stati progressi nei diritti delle donne, nella vita democratica, ora si tratta di aiutarli a difenderli, spiega. La sua attenzione è ora rivolta all’Africa, dove cresce la presenza italiana nel tentativo di contrastare le nuove minacce jihadiste. Ma qui ad Herat le sue parole non nascondono le immense incertezze per il futuro.

Lo dimostrano i circa 270 interpreti e collaboratori locali che portiamo con noi, alcuni dei quali vengono con le loro famiglie. Altri 400 sono in attesa di ottenere il visto. I loro casi sono sotto esame, dice Guerini. L’intera missione internazionale se ne va accompagnata dall’incubo dell’avanzata talebana, il timore che Al Qaeda e Isis approfittino del nuovo stato fallito per espandere le proprie basi locali utilizzandole come trampolino di lancio per operazioni all’estero.

I discendenti del mullah Omar nei negoziati di Doha con gli americani e il governo di Kabul promettono che saranno diversi da quando diedero asilo a Osama Ben Laden. Mel frattempo, per molte scuole femminili sono chiuse o limitate nei loro programmi in territori sempre più ampi, che gradualmente cadono sotto il loro controllo. L’Italia si ritira dall’Afghanistan con la bandiera ammainata.

Nonostante le speranze espresse ad Herat, lo scenario che si prospetta sembra essere l’eclissi di un grande progetto di rinnovamento della società civile che mira a rilanciare i diritti umani fondamentali. I talebani promettono un futuro di pace, ma il numero di funzionari del governo afghano, soldati e poliziotti rapiti o uccisi cresce ogni giorno.

I giornalisti rischiano costantemente la vita. I comandi americani e Nato ancora non lo dicono apertamente, per oltre il 50 per cento del Paese fuori controllo. I servizi di sicurezza della Croce Rossa Internazionale e delle principali organizzazioni non governative ammettono sottovoce che il caos sta colpendo il 70% del Paese.

Solo le grandi città obbediscono ancora in parte al governo centrale di Ashraf Ghani, la campagna è preda di nuovi signori della guerra e jihadisti di ritorno. Non è un caso che il ritiro dei contingenti internazionali avvenga con la massima sicurezza. Le loro basi sembrano forti assediati. Le visite ministeriali sono tenute segrete per paura di attentati.

Lì viene da chiedersi se i miliardi spesi dalla Nato per l’addestramento delle forze di sicurezza afghane non siano stati buttati via . Per vedere la gravità delle loro sconfitte viene in mente la disfatta dell’esercito iracheno (a sua volta addestrato dalla coalizione guidata da Washington che comprende anche l’Italia) di fronte ai tagliagole dell’Isis a Mosul nel giugno-luglio 2014.

Leggi anche: Lasciare l’Afghanistan in mano a talebani e terroristi: la decisione degli Usa e della Nato

Seguiteci anche su Facebook & Twitter

L’Italia si ritira dall’Afghanistan con la bandiera abbassata ad Herat: dopo 20 anni finisce la missione militare
CONTINUA LA LETTURA
Homepage Mondo Condividi adesso
TEMI DI QUESTO POST